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Installazione per World Press Photo 2015 Bari

L’edizione 2015 della mostra internazionale di fotogiornalismo “World Press Photo”, per la seconda volta a Bari grazie a Cime - Culture e identità mediterranee, ha proposto un allestimento molto simbolico ed evocativo, con il fine di rendere una delle più importanti mostre di fotografia al mondo una attrazione e, al tempo stesso, una occasione per  riflettere su temi di attualità.

L’allestimento è stato curato da Vittorio Palumbo, direttore artistico della mostra, che ha realizzato, insieme a un gruppo di migranti e viaggiatori provenienti da diverse parti del mondo (Mali, Costa D’Avorio, Afghanistan, Perù, Portogallo, Somalia, Marocco e Romania) e con la collaborazione dell’associazione Inuit, una grande barca illuminata che rappresenta il viaggio delle culture, dei significati, della ricerca verso l’Altro.

Un simbolo, quello della barca, che accomuna due delle foto in mostra nel teatro Margherita: la foto vincitrice, raffigurante una coppia omosessuale russa in una posa dai colori caravaggeschi, e la foto dell’italiano Massimo Sestini, che da un elicottero ha catturato l’immagine di un barcone di profughi prima di essere tratta in salvo da una fregata della Marina Italiana durante le operazioni di Mare Nostrum.

La barca è stata realizzata in tre giorni e ha visto i migranti protagonisti dall’inizio alla fine della sua realizzazione. Essa è interamente ricoperta di ritagli di giornale dalla forma esagonale, che i migranti hanno selezionato in base al proprio modo di interpretare il tema dell’Altrove. L’associazione Inuit ha documentato le fasi dell’allestimento nel video di backstage, presente nell’ala destra del teatro.

Grazie a delle cuffie wireless poste accanto all’installazione, si può salire sulla barca e viaggiare attraverso la storia: immergendosi nell’ascolto, è distinguibile il suono delle remate che dall’acqua fanno riemergere, come da un grande inconscio collettivo, i più importanti passi dell’umanità.

Fa parte dell’allestimento anche un video, intitolato Aida (in arabo “colei che ritorna”, la “visitatrice”), che rappresenta una donna africana che viaggia verso se stessa. Il video, grazie al loop, comunica l’eterno ritorno dell’approdo e del viaggio, necessità insita nella condizione umana.